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LA
SECCA DEL CORALLO
Immersioni all'Isola d'Elba di Paolo Alessandro Piccardi ![]() ![]() Qui, tutto intorno a noi, verso il Cappello della Secca, posto già ad una discreta profondità, c’è solo acqua, limpida, ma solo acqua; nessun punto di riferimento. Siamo circondati e avvolti da questo blu, nel silenzio più totale. Si continua a planare verso il basso e si ha come la sensazione di volare. Metro dopo metro raggiungiamo la parte alta della secca. Troviamo ad attenderci una targa deposta alla memoria di un compagno subacqueo tedesco, quale monito per dissuadere tutti a trattenersi troppo sott’acqua, a dilungarsi tra uno scatto e l’altro, ammaliati dal fascino tentatore del mondo sommerso. A volte la negli genza e l’incoscienza rendono i tempi proibitivi per una corretta risalita in sicurezza. Già così ci attende una risalita impegnativa. Certo che la visione della secca, in duce in tentazione: meravigliosa, che altro dire. Completamente ricoperta da paramuricee, tra i cui ventagli si possono osservare ancorati le uova deposte dai gattucci. E poi, gigli di mare, tantissimi; mentre nuvole di castagnole rosse nuotano e si muovono intorno. Tentatori. Faccio qualche scatto e mi riadeguo subito al briefing pre-immersione e al gruppo. Si deve scendere ancora: la nostra meta di oggi è la base della secca a -52. E lo spettacolo non cambia. Tra i numerosi anfratti che si osservano ora, scendendo lungo il fianco della secca, si scorgono far capolino dalle tane, grosse aragoste dalle lunghe antenne, mentre altre escono più decise, quasi come affacciate al loro balcone naturale per rivendicarne la proprietà. Qualche altro pesce, zig-zagando si allontana veloce da noi, mentre pesci cappone e scorfani, non sembrano curarsi troppo del nostro passaggio. Se ne restano lì, immobili. Si scende ancora e il fondale si fa promiscuo, tra il sabbioso e il melmoso. Siamo sul fondo... a - 52 metri. Qui si trovano in quantità ricci melone, ricci corona, ricci saetta. Difficilmente ho trovato scenari simili in tanti anni di immersioni all’Elba. Qualche centro di fotosubacquea davvero non me lo posso perdere. Siamo passati da quell’azzurro che metteva quasi soggezione a questa festa di colori. E come per Cenerentola, anche la nostra festa è finita. E’ scoccata la nostra mezzanotte e, senza fuggire via, iniziamo a risalire seguendo le indicazioni dei nostri computer, che ci mostrano le tappe e i tempi di decompressione ai quali scrupolosamente attenerci. Quando riemergiamo ci rendiamo conto di esserci ‘sparati’ ben 26’ di deco. Personalmente ritengo che l’immersione a Capo Poro, unitamente a quella del Ginepro e di Fonza, rappresentino una ‘storia diversa’ per il subacqueo rispetto alle tante immersioni che usualmente si possono fare. ![]() |
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Edizione
IL QUINTO MORO
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